Stile Libero
Full Quartet
Che il jazz abbia sempre cercato contatti con la musica classica non lo si scopre oggi, perché le commistioni e le fascinazioni sonore sorte tra il Nuovo (dove il jazz è nato) e Vecchio Continente (mare magnum della musica colta o classica) rappresentano da sempre un percorso per esplorare nuovi terreni espressivi.
In Europa, culla della musica di tradizione, il jazz si è affermato a tal punto che molti musicisti americani si trasferirono qui trovando una accoglienza migliore che in patria. Questo ponte e collegamento ideale tra due mondi, jazz e classica, trova nel Full Quartet una sorta di Modern Jazz Quartet del terzo millennio. All’organico della mitica formazione di John Lewis il FQ è simile anche per struttura, in fondo basta sostituire il vibrafono (di Milt Jackson) con il flauto (di Marco Coppi) e il lineup è completo.
La formazione bolognese schiera nomi esperti e talentuosi, come la ritmica (Tiziano Barbieri contrabbasso e Vittorio Volpe batteria) ed il pianoforte (Luciano Titi). Nomi che hanno fatto della trasversalità dei generi il loro percorso espressivo, e che da anni perseguono una ricerca che trova ora nel FQ lo sbocco più felice.
Non si tratta della semplice rilettura di partiture di grandi compositori, come un esercizio di bella calligrafia, ma di un percorso ricco di suggestioni sonore in cui gli arrangiamenti mai scontati, e la straordinaria linearità esecutiva trovano nel FQ una felice dimensione sonora attraverso un disco che affascina e prende per mano l’ascoltatore portandolo verso territori inconsueti, al di fuori del mainstream e del revival. Il FQ è una splendida realtà della scena europea, e il disco ne è la riprova.

Gianni Gherardi

Sovrapposizioni

 
 

Full Quartet
[Marco Coppi flauto, Luciano Titi pianoforte, Tiziano Barbieri contrabbasso, Vittorio Volpe batteria]
Sovrapposizioni

1.final 13.14
2.libertango 7.39
3.tell evolutions 5.39
4.marcia trionfale da aida 11.27
5.sonata in do maggiore 7.33
6.work on lacrimosa 4.45
7.ballade 11.13

 
Questo progetto è stato sostenuto da:
Settore Cultura del Comune di Bologna
 
FAQ
Perchè Debussy, Donizetti, Piazzolla o Verdi? E perchè Ellington, Davis, Porter o Gershwhin?
Perchè sono classici, perchè si eseguono generalmente conformandosi ad uno stile, o linguaggio che dir si voglia e, se si ha una buona matita (e una gomma ancor migliore) vien voglia di cimentarsi in uno stile diverso, cercando una risposta alla domanda: che cosa succederebbe se..... .
Obiezione logica: -” ma allora perchè non vi scrivete e suonate brani vostri?”
Risposta: perchè è diversa la sollecitazione del senso e dell'intelletto: il brano originale è unico (insieme alle decine di migliaia di brani originale che girano il mondo), mentre l'elaborazione di un brano esistente induce ad una comparazione da parte dell'ascoltatore: così era prima, così è adesso. Cambiano le condizioni, quindi cambia la musica.
Perchè la musica non è una sequenza più o meno geniale di note scritte su un foglio di carta o una sequenza più o meno geniale di intervalli eseguiti da un improvvisatore: la musica è materia viva: subisce gli effetti della meteorologia, dei mal di testa, di una bella notte d'amore, dell'artrite reumatoide e del respiro del vostro dio, e a maggior ragione del vostro strumento e delle vostre aspirazioni (o presunzioni, o frustrazioni e tutto quello che vi viene in mente).
E' difficile che un musicista la pensi come un suo collega. Affermare che quattro musicisti l'abbiano pensata allo stesso modo e si siano miracolosamente incontrati è roba da fiction.
Ma, incredibile eppur vero, succede alle menti disponibili di decidere di cimentarsi in qualcosa di nuovo, azzardato, improbabile, difficile, intrigante irragionevole come la vita.
Perchè: a voi non è mai successo?
Un caro saluto da Coppi, Titi, Volpe e Barbieri
 

I CONCERTI:
11 dicembre Frontiera Jazz - San Lazzaro di Savena

 
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Bio

    Full Quartet Full Quartet_2    
Foto (Roberto Serra-Iguana Press)
 
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